Biografia

Note Biografiche
Raccolte da Antonio Soccol con la collaborazione di Angelo Renato Mojetta e Andrea Ghisotti

1927 Il 16 giugno, Giovanni (detto Gianni) Roghi nasce a Milano da Maria Giovanardi e Bruno Roghi.(grande scrittore sportivo e direttore de “La Gazzetta dello Sport” dal 1936 al ’43 e poi dal 1945 al ’47. Poi, fino al 1960, ha diretto il “Corriere dello Sport” di Roma e negli ultimi sei mesi della sua vita, nel 1961/62, “Tuttosport” di Torino).

Gianni, frequenta le scuole elementari di via della Spiga a Milano.

Frequenta le scuole medie al Parini di Milano.

Prende la maturità (liceo classico) a Erba (sfollato).

Partecipa, con incarichi minori, alla Resistenza nella brigata Puecher.

1945 Il 25 aprile è a Milano, con fazzoletto tricolore al collo.

Studia pianoforte alla Civica Scuola di Musica di Milano (il padre Bruno è diplomato in pianoforte al Conservatorio di Milano).

Inizia l’attività giornalistica collaborando con il quotidiano “Milano Sera”

1948 Luglio. Esce il suo primo libro “Caccia subacquea” (Sperling & Kupfer) con illustrazioni (disegni) dell’amico d’infanzia, Alberto Ferrari. Gianni ha appena 21 anni.
Nella prefazione sostiene: “Scrivere un libro sulla caccia subacquea è cosa né semplice né facile; l’argomento è vastissimo, e sommerge di per sé la possibilità di essere racchiuso tutto in un volume, ed è inoltre tanto vario e tanto complesso che richiede di continuo una vigilissima attenzione, sorretta da esperienza di anni, la quale tuttavia non può essere giunta a vedere in ogni pagina dello sconcertante volume della natura marina, a capire e ad interpretare ogni aspetto e ogni battito di vita del mondo straordinario in cui si è avventurata.
Sui pesci si scrive da secoli, e, della loro vita, non se ne sa quasi nulla; questa è la sostanza
.”11 settembre. Si presenta per gli obblighi di leva come studente universitario di “Lettere moderne”, diplomato alla maturità classica, al centro di addestramento di Orvieto (alto 1,75; 0,92 cm di torace; pesa 65 kg.).

Il 16 dicembre, con la qualifica di Caporale, passa effettivo al reparto Comando Scuola Militare Alpinismo d’Aosta. Risulterà poi essere Istruttore di roccia, sci e scialpinismo. Vincerà, successivamente, gare e campionati nazionali di sci riservati ai giornalisti.

1949 Il 31 aprile viene dichiarato -per anzianità- Caporal-maggiore e assegnato alla Brigata “Edolo”.

Laurea in Lettere alla Statale di Milano con tesi su Gustavo Adolfo Bécquer (poeta romantico spagnolo) preparata con un soggiorno di tre mesi a Madrid.

1950 Collabora, sembra senza diritto di firma (come si usava allora nei quotidiani), con il quotidiano “La Gazzetta dello Sport”.

A proposito di cose subacquee, Duilio Marcante ricorda: “Gianni tu scrivevi a Pizzardo: “…non vedo l’utilità di scrivere certe fesserie. Occorrono articoli tecnici per i principianti: chi, se non noi, deve insegnare…”.

Nei primi anni Cinquanta collabora con “Il Tempo”

1951 Sposa Ester Rasmussen

 

1952 Esce il suo libro “Pesci e fucili”. In realtà è la seconda edizione riveduta e corretta di “Caccia subacquea” già pubblicato nel 1948. Il vecchio titolo “Caccia subacquea” rimane in copertina come pay off.

15 ottobre, nasce la prima figlia: Tullia.

Il 28 dicembre parte da Napoli, la motonave “Formica” con la prima Spedizione Nazionale Subacquea in Mar Rosso (isole Dahlak) organizzata e coordinata da Bruno Vailati assieme a Francesco Baschieri, Enza Bucher, Raimondo Bucher, Alberto Grazioli, Priscilla Hastings, Masino Manunza, Folco Quilici, Giorgio Ravelli, Luigi Stuart Tovini e Silverio Zecca.
Gianni Roghi fa parte della spedizione soltanto per un paio di mesi; raggiunge in aereo gli altri membri il 26 gennaio a Massaua e riparte per l’Italia, sempre in aereo, da Asmara alla fine di marzo. La sua funzione è di collaboratore scientifico e capo ufficio stampa.

1953 Il 27 gennaio la motonave “Formica” raggiunge Massaua dove si trattiene una dozzina di giorni per avere i permessi per raggiungere le isole Dahlak. Perché proprio le Dahlak? Scrive Roghi: “Le ragioni sono poche ma buone. Anzitutto per la spesa: volevamo condurre una spedizione in mare tropicale corallino, e il Mar Rosso rispondeva perfettamente alle nostre esigenze essendo appunto un classico “mar di corallo”, e a distanza ragionevole dall’Italia. Per trovare infatti costruzioni madreporiche egualmente imponenti, e la fauna relativa, sarebbe occorso traversare l’intero Oceano Indiano, o arrivare fino alle Indie Occidentali. Il finanziamento dell’impresa non ce lo avrebbe mai consentito.
In secondo luogo perchè la spedizione francese della “Calypso” in Mar Rosso aveva già esplorato per oltre un mese una zona delle isole Farsan, e l’austriaco Hans Hass aveva ficcato il naso nelle acque di Port Sudan: nelle Dahlak non aveva ancor messo pinna un solo esploratore o ricercatore subacqueo. Le Dahlak, inoltre, avevano il pregio di sorgere a poche decine di miglia da una base come Massaua, e di essere infine notoriamente ricchissime di fauna e di formazioni madreporiche di estremo interesse.
Quanto al Mar Rosso, v’è ancora da dire ch’esso è forse il mare del globo più strano e sconosciuto. Le sue coste sono un solo deserto, sbranato dal sole, disseccato dal sale e dalle madrepore che il mare ha lasciato dietro di sè ritirandosi; inavvicinabili coste per una serie ininterrotta di secche e di isole coralline, sorgenti appena dal livello delle acque come schiene gialle di immensi cetacei.”Marzo. Gianni Roghi anticipa il rientro in Italia, volando da Asmara.

Il 26 giugno la motonave “Formica” riporta i membri della Spedizione a Napoli. Da questa spedizione usciranno: il primo film italiano a colori girato nei mari tropicali: “Sesto continente”; l’omologo libro di Folco Quilici e il diario di Gianni Roghi “Dahlak”.

Vince il 2° Premio Letterario del CONI per il biennio 1951-52.

Arriva ottavo al Campionato Italiano di Caccia Subacquea (Procida/Ischia, 18 concorrenti, 1° Ennio Falco).

Nel fascicolo n. 9 de “L’illustrazione Italiana” pubblica un resoconto sulla spedizione in Mar Rosso.

Lavora nel settore pubblicitario alla J. Walter Thompson di Milano.

1954 25 febbraio. Nasce il secondo figlio: Alberto.

4 marzo. Esce, per i tipi di Garzanti, il libro “Dahlak”.

Arriva decimo al Campionato Italiano di Caccia Subacquea (Capo Argentario, 22 concorrenti, 1° Ruggero Jannuzzi).

Vince il titolo di Campione d’Europa di Caccia Subacquea (Sestri Levante, 47 concorrenti, 2° Ruggero Jannuzzi (I), 3° Antonio Mairata (Spagna).
Scrive Alessandro Olsckhi: “Il mondo subacqueo era il suo mondo ed ogni aspetto lo affascinava nel fertile terreno della sua intelligenza, della serietà, della preparazione. Dal massimo alloro sportivo, alle ricerche archeologiche, dalla fotografia alla speleologia, dalla biologia allo studio di nuove legislazioni, da una estesa capillare attività giornalistica in un costante affettuoso dialogo con i suoi lettori alta pubblicazione del primo e fondamentale manuale di caccia subacquea sempre il nome di Roghi era presente. Fondatore ed animatore del Centro Italiano di Ricerche Subacquee è riuscito a comunicare gli studi delle persone più qualificate lasciando volumi di atti amorevolmente curati come documento della sua fatica e quando il suo lavoro e l’ingigantirsi dei suoi interessi professionali lo hanno fatalmente distolto da altri interessi questi hanno cominciato a languire. Credo che nessun altro possa vantare una così eclettica attività ed ad un tale livello.”

1955 Per una apnea prolungata riporta alcuni problemi fisici che gli impongono di abbandonare l’attività agonistica nella caccia subacquea. Scrive ancora Alessandro Olsckhi: “Anche in questo drammatico frangente non perse la calma, il distacco dalla propria persona fisica lo aiutò ad analizzare l’incidente, a studiarlo, a proporlo a medici specialisti per portare, con serenità, il suo contributo sulla patologia dell’immersione in apnea.”

Esce la prima edizione del libro “Uomini e pesci” (Sperling & Kupfer). E’ una nuova edizione riveduta e corretta dei precedenti “Caccia subacquea” e “Pesci e fucili”. Per la prima volta appare il neologismo “acquaticità”. A questo proposito Gianni scrive un testo “basilare”: “L’acquaticità è la virtù di trovarsi a proprio agio nell’elemento acqua e di sapersi valere con vantaggio delle proprietà fisiche che esso ci presenta.
Nuotare in modo perfetto a crawl o a rana, saper compiere anche un lunghissimo percorso sott’acqua, non significa affatto essere acquatici: significa, tutt’al più, essere in favorevoli condizioni per diventarlo. Un campione di stile libero ha probabilità di riuscire un subacqueo eccellente di ben poco superiori a chi sappia nuotare in qualche modo. Tra i migliori subacquei del mondo non ve n’è uno solo che sia stato prima o dopo un conosciuto atleta nella disciplina natatoria.
L’acquaticità non è una disciplina sportiva, non è neppure soltanto una tecnica: è un’attitudine, una condizione, una mentalità. Avevamo detto un istinto, anche se fabbricato.
Il sentirsi a proprio agio nell’elemento acqua vuol dire molto di più del “non averne paura”: il non temere l’acqua è sempre una vittoria su uno stato negativo; ma noi, del nostro essere in acqua, vogliamo avere un concetto positivo. Non solo non la temiamo, ma ci stiamo meglio.
Quando un subacqueo è stanco, per istinto non sale in barca, ma si sdraia nell’acqua, che è qualcosa di più “che fare il morto”. E’ come sdraiarsi in un letto più cedevole di qualsiasi letto di piume, e la stanchezza, che è fatta di peso, sparisce proprio perché il peso si annulla.
Quando un subacqueo deve trasportare un corpo, un oggetto greve, preferisce farlo nell’acqua, poiché gli costa meno tempo e meno fatica. Quando un subacqueo riemerge dal suo elemento e sale in terra, subisce la sensazione immediata di trovarsi legato, impacciato, caricato di piombo: ritorna schiavo della legge dei gravi e ne avverte, ora, tutto il fastidio.”

1956 Giugno. Esce sulla rivista “Pescasport” questo “illuminante” appello di Gianni: ” Amici subacquei rivolgo a voi tutti una cara preghiera, sicuro che vorrete ascoltarla anche se, forse, potrà richiedere a qualcuno di voi un piccolo sacrificio. Nei mesi di giugno-luglio avranno luogo, per la prima volta nel Mediterraneo, particolari ricerche biologiche in un brevissimo tratto della riviera ligure di levante. Vi chiedo di rispettare questa esigua zona. Si tratta della Punta Manara presso Sestri Levante…”.

Inizia a collaborare con il quotidiano “Il Giorno” da poco fondato. Scrive Giulio Signori: “In assenza di grandi disgrazie si affidava l’apertura del Giorno a un fatto che anticipava di quasi mezzo secolo i turbamenti ecogastronomici degli italiani: “Agenti cancerogeni nei nostri cibi!”, avvertiva il titolone che dava il via alla prima puntata di un’inchiesta di Gianni Roghi su ciò che finiva nei nostri piatti e da lì nell’apparato digerente. Figlio di Bruno Roghi, ex direttore della Gazzetta dello Sport, esercitava con passione e competenza quel giornalismo investigativo oggi non più di moda.” E infatti…

1957 10 febbraio, con titolo d’apertura in prima e a tutta pagina, esce la prima puntata della sua impressionante inchiesta sugli alimenti adulterati: “Agenti cancerogeni nei nostri cibi”. L’inchiesta prosegue per altre otto puntate con questi titoli: “Sono una truffa molti alimenti per i diabetici” (12/02); “Nel burro e nella margarina adulterati presenza accertata di agenti cancerogeni” (13/02); “Il pane d’oggi è molto spesso reso friabile da un ingrediente per dinamite e viene unto non con olio di oliva ma con un sottoprodotto del grasso per candele.” (15/02); “Anche dai monti scende burro adulterato” (16/02); “Con navi cariche d’olio di semi di tè hanno guadagnato miliardi” (17/02); “Riso: scandalo nazionale!” (20/02); “La colpa del consumatore” (24/02); “Il Convegno dei 5 ha dedicato la trasmissione di sabato alla nostra inchiesta su: ‘Che cosa mangiamo?’.” (27/02).
In questa ultima puntata definisce “false” (sic) e smonta punto per punto le affermazioni (fatte alla radio) da: l’onorevole Crescenzo Mazza, medico condotto e, allora, “Alto commissario aggiunto per l’igiene e la sanità”; dal professor Domenico Marotta, direttore generale dell’Istituto superiore di sanità; dal professor Domenico Miraglia, direttore generale dell’Alto commissariato per l’alimentazione al Ministero agricoltura e foreste e dal dottor Cesare Bertoni della Società A.C.N.A., principale azienda italiana (gruppo Montecatini) fabbricante di coloranti chimici.Intanto il Il 29 gennaio esce in Gran Bretagna l’edizione inglese di “Dahlak” per i tipi della “Essential Books with Nicholas Kaye in the City of London”. A tradurlo, dall’italiano in inglese, è Priscilla Hastings che faceva parte della Spedizione Subacquea Italiana in Mar Rosso.

Il 14 luglio esce il suo primo articolo su “l’Europeo” (fascicolo n. 29, settimana fra il 14 e il 21 di luglio). E’ una documentata inchiesta sulle truffe nei concorsi radiofonici della RAI.

Va in Sardegna, a Secca Corsara, sulla “scia delle voci del mare” e riscopre con la collaborazione di Attilio e Rodolfo Riva, di Renzo Ferrandi, di Nino Pontiroli e di Salvatore Viggiani la cosidetta cava sommersa di anfore romane già trovata anni prima dal palombaro Lazzarino Mazza e, forse, persino anche da Giuseppe Garibaldi.
E’ il famosissimo relitto di Spargi.
Scrive Rodolfo Riva: “…ad un tratto vidi qualcosa sul fondo: come una gobba, lunga e bianca. Mi ossigenai e andai già a guardare meglio: anfore! Tante, a centinaia, accatastate le une sulle altre. Tornai a galla, urlando: “Eccole! Sono qui, le ho trovate!”. Quelli della barca non ci credevano. Dovetti urlare ancora. Poi fu proprio Gianni a venire in acqua per primo. Mi raggiunse, guardò anche lui : ” Bene ” disse ” torniamo a prendere le bombole”. Scendemmo giù in cinque: Gianni cominciò a scattare le prime fotografie; Ferrandi a qualche metro sopra il campo d’anfore, ne disegnò i contorni sopra una lavagnetta di plastica; mio padre, Attilio Riva, perlustrava tutta la zona, mentre io e Pontiroli cominciammo a scavare nella sabbia, tentando di scoprire il legno della nave. Eravamo felici come se avessimo scoperto un giacimento d’oro. Si trattava del primo relitto di nave romana scoperto da sommozzatori nelle nostre acque.
Gianni ci seppe dire subito l’età del relitto: dal tipo delle anfore, giudicò che doveva risalire al 120-100 avanti Cristo, l’età di Mario e Silla. Una nave di duemila anni fa.”

In novembre, sul fascicolo n. 43 de “l’Europeo”, esce la storia della scoperta del relitto di Spargi. Inizia così ufficialmente, in Italia, l’era della archeo-sub.

1958 Aprile. Tratto dal libro “La Maddalena e le Isole Intermedie” di Gin Racheli:  “…andava in quei tempi affermandosi la ricerca scientifica dei reperti che il mare celava: si trattava ancora di pochi ma valorosi cercatori, nei quali l’amore per il mistero subacqueo non cedeva nulla alla sconsiderata caccia al tesoro né alla pesca di rapina. Un relitto in fondo al mare era da studiare con metodo e con estrema cura quanto, se non più, di un rinvenimento in terra. Roghi si intese con Nino Lamboglia, direttore del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina, nato sotto l’egida dell’Istituto di Studi Liguri, per effettuare una prima campagna di ricerca nell’anno seguente. Lavorarono intensamente per prepararla. Trovarono i necessari finanziatori nell’editore Rizzoli e nella Regione Autonoma della Sardegna. Misero a punto attrezzature metodi. Nell’aprile del 1958 la motonave Medusa con equipaggio e 15 sommozzatori raggiunse il luogo ove si giaceva il relitto e iniziò l’impresa che sarebbe durata tre settimane.”

Pubblica su “l’Europeo” (fascicolo n. 49) la notizia della scoperta in Mediterraneo del corallo nero.

1959 In luglio esce il primo numero della rivista “Mondo sommerso” dove pubblica un famoso articolo-editoriale “Rinasce la vita”.

In luglio e agosto escono in tre puntate su “l’Europeo” (n. 31, 32 e 33) i reportage per le cinque settimane che ha vissuto in Africa, a Lambarené, con il dottor Schweitzer (vedi poi anche in “Viaggio nella magia”).

Dal 19 al 29 agosto: seconda campagna sul relitto di Spargi. Sempre dal libro di Gin Racheli: “Si era armata una nuova nave, attrezzata specificatamente per le ricerche di archeologia sottomarina, il Daino, che in seguito sarebbe stata protagonista di importanti rinvenimenti nei mari d’Italia, fra cui i primi scavi di Baia. Questa volta, oltre alla Regione Autonoma della Sardegna, intervenne, anche finanziariamente, la Soprintendenza alle Antichità di Sassari. Immergendosi, i sommozzatori si accorsero che l’aspetto del relitto di Spargi era profondamente mutato rispetto all’anno precedente: pescatori di frodo con il tritolo, correnti marine e movimento della sabbia, avevano agito sulla posizione dei reperti; i paletti di riferimento erano stati divelti o dispersi. Si procedette ad una ulteriore rilevazione mediante riquadri di nuova ideazione e si fecero importanti scoperte sulla struttura lignea e metallica della nave. Fu anche rinvenuto un cranio umano, unico testimone che si conosca di un naufragio di duemila anni fa.”

1960 In gennaio escono due articoli su “l’Europeo” (fasc. 2 e 3) per i funerali di Fausto Coppi e le dichiarazioni esclusive di Ilaria Occhini (la “Dama bianca”).

Il 14 gennaio vince lo Slalom Gigante dei Campionati nazionali di Sci – categoria Giornalisti – a Foppolo (vedi anche documento in RAI). Tagliato il traguardo, per non investire la folla, finisce addosso ad un albero e si rompe un ginocchio. Per questo è costretto ad abbandonare lo sci.

In maggio (“l’Europeo”, fascicolo n. 21) esce la sua intervista, prima al mondo, al direttore del campo di aviazione americano in Turchia da dove partono i voli degli U2 che spiano il territorio russo. I russi hanno appena abbattuto il veivolo del tenente Power.
Tommaso Giglio, allora direttore de “l’Europeo”, alla morte di Gianni, scriverà: “Il giorno che i russi annunciarono di aver abbattuto un U2 americano sul loro territorio, Gianni Roghi arrivò in redazione. “Bisogna andare in Turchia”, disse. “Voglio provare a entrare nella base dalla quale partivano quegli apparecchi americani”. Cercammo di convincerlo che era un’idea assurda, nessuno sarebbe mai entrato in una base militare di quel genere, come poteva sperare di metterci piede lui, proprio nel giorno che gli U2 erano al centro di una così grossa polemica internazionale?. ” Eppure ci voglio provare”. Rispose lui. Lo lasciammo partire, alla fine, con molto scetticismo: avrebbe fatto un viaggio a vuoto. Si imbarcò su un aereo a Milano, scese all’aeroporto di Istanbul, noleggiò un taxi e si fece portare verso la base americana. Quando l’autista gli disse che non poteva andare più avanti, perchè ora cominciava la zona coperta dal segreto militare, lui scese e proseguì a piedi.
Appena s’accorse di essere arrivato abbastanza vicino alle sentinelle americane da poter essere visto, tirò fuori la macchina fotografica e si mise tranquillamente a ritrarre tutto quello che vedeva in giro. Tre minuti dopo era circondato da soldati americani che lo pregavano di seguirlo. Lo portarono all’interno della base, fin dal comandante, che lo sottopose a un lungo interrogatorio. Il suo trucco per entrare era riuscito. Dimostrò di essere un giornalista e non una spia. Trasformò l’interrogatorio in una sua intervista al comandante della base degli U2. Fu rimesso in libertà, salì in aereo e riapparve tra noi in redazione appena tre giorni dopo essere partito. “Ho fatto il servizio”, disse. Noi non riuscivamo a crederci, pensavamo scherzasse. “Mi sono fatto arrestare”, spiegò lui, ” e portare dal comandante della base. Così ho potuto anche intervistarlo. E’ stato semplicissimo”. Questo era Roghi.”

Agosto. Intervista a Jacques Piccard, sceso con il batiscafo “Trieste”, a oltre mille metri di profondità (“l’Europeo” n. 32).

In ottobre esce il suo libro “Il sommozzatore” a doppia firma con Alessandro Pederzini (Ed. Pescasport / Genova). E’ il primo manuale per le immersioni con autorespiratore ad aria e ad ossigeno. Nella prefazione gli Autori scrivono: ” Lo scopo di questo libro è di offrire al sommozzatore un manuale che, in forma rigidamente didascalica, risponda a tutti i suoi problemi, nei limiti di quanto si conosce sulla teoria e sulla pratica di questa nuova attività”.

1961 Su “Ka” (Reggio C., 1961, III, n. 11) Gianni Roghi scrive: “Nei fondali attorno alle due suddette località, esistono i relitti di cinque colonne che avrebbero potuto appartenere a qualche costruzione della zona, ma non facenti parte del tempio di Hera Lacinia.” Parla di Capo Cimiti (Crotone/ Capo Rizzuto).
Anni dopo, Sebastiano Tusa, direttore scientifico dell’ “Istituto Attività Subacquee per la Sicilia”, scrive nel testo “Situazione e prospettive della ricerca e tutela archeologica subacquea tra innovazione e tradizione: il caso Sicilia nella dimensione mediterranea”:
“…Carichi di marmo li troviamo anche nello Jonio, a punta Scifo dove si incontrano blocchi grezzi e lavorati, tra cui undici fusti di colonne, un gruppo scultoreo raffigurante Amore e Psiche, cinque grandi ceppi d’ancora e grandi basi di marmo decorate con zampe di leone. Era marmo proveniente dalle cave di Sinnada, nell’Asia Minore. A Capo Cimiti, quattro miglia a sud di Capo Colonna, il noto subacqueo Gianni Roghi identificò un carico spettacolare di colonne, lunghe circa 8,50 metri, probabilmente di marmo caristio (il cosiddetto cipollino), proveniente dall’Eubea…”.Esce, nella collana “Il bersaglio”, il suo libro “L’archeologo” (Vallecchi editore). E’ una collana di manuali dedicati ai vari lavori dell’uomo moderno: dal medico al notaio, dall’idraulico alla suora/monaca (sic), dal prete (sic) all’archeologo eccetera.

Aprile. Esce su “Mondo sommerso” la recensione di Alessandro Olschki a “Il sommozzatore” in cui sottolinea la pubblicazione, per la prima volta, in un manuale didattico delle “tabelle da seguire in camera di decompressione”.

Luglio: collabora al n. 26 de “Il Corriere dei piccoli”.

4 ottobre: alla Commissione della Camera dei Deputati. Argomento: Discussione del disegno di legge: Stato di previsione della spesa del Ministero della pubblica istruzione per l’esercizio finanziario dal 1° luglio 1961 al 30 giugno 1962. Parla l’onorevole Marangone, dell’opposizione (vedi a pagina 25 del resoconto stenografico): “…Ho voluto ricordare Aquileia e Spina per dimostrare la particolarissima attenzione che esse meriterebbero nel nord, e un pò di quei mezzi che si danno nel sud. Gianni Roghi su “L’Europeo” ha intitolato un suo appassionato, esauriente servizio in questo modo: “Poveri a miliardi”, con un sottotitolo che dice: “Archeologi di Stato che maneggiano centinaia di milioni, guadagnano stipendi di fame: 51 mila lire al mese di stipendio base e non hanno spesso una lira per pagare operai specializzati e custodi”.
“Da una tabella aggiunta a quel servizio si rileva che lo stato nel biennio 1° luglio 1958 – 1° luglio 1960 ha speso per scavi 248.713.000 lire, per ricerche sottomarine 20 milioni, per sussidi a scavi non governativi 4 milioni e mezzo, per premi ai rivenditori di cose d’arte 42.970.000 lire, per l’acquisto e l’esproprio di immobili di interesse archeologico 25.157.000 lire; totale 341.630.000 lire.”

Vince la segnalazione “giornalista del mese” e quindi il “Premiolino” con l’articolo (apparso su “L’Europeo” del 17/09/1961) “Morte sulla curva” per la morte di Von Trips (e di alcuni spettatori) a Monza. Nello stesso anno vincono assieme a lui: Paolo Monelli, Giuseppe Longo, Giuseppe Marotta, Oriana Fallacci, Rinaldo De Benedetti “Didimo”, Lino Rizzi, Sandro De Feo, Giorgio Bocca, Tommaso Besozzi, Sergio Zavoli e Matteo De Monte. Il libro che raccoglie tutti gli articoli premiati viene edito da Area editore di Milano nel giugno del ’62. La giuria del Premiolino è composta da: Pietro Bianchi (presidente), Piero Bassetti (sponsor), Francesco Conforti, Egisto Corradi, Antonio Dini, Pino Donizzetti, Giancarlo Fusco, Riccardo Manzi, Mino Monicelli, Morando Morandini, Guido Nozzoli, Emilio Pozzi e Gaetano Tumiati.

1962 Febbraio. Racconta, come inviato speciale, su “l’Europeo” (fasc. n. 7), la probabile fine di Michael Rockefeller, il figlio del famoso miliardario, sparito in Nuova Guinea.

Settembre. Muore, colpita da una rara malattia, la moglie Ester

1963 Tre puntate su “l’Europeo” (fasc. 30, 32, 33) sull’inquinamento del mar Mediterraneo.

Marzo. Su “Mondo sommerso” appare la prima rubrica di malacologia: “Da oggi apriamo un nostro salotto, il salotto delle conchiglie”, scrive Gianni Roghi. Vinicio Biagi, anni dopo, scriverà: “… un valoroso giornalista, Gianni Roghi, intraprese sulle pagine della prestigiosa rivista “Mondo sommerso” una fortunata rubrica che inizialmente trattava di conchiglie senza un preciso indirizzo geografico ma che, a poco a poco, focalizzò l’interesse proprio sulle conchiglie del Mediterraneo, affrontando e rendendo accessibili a molti lettori nozioni di sistematica, termini e metodologie che, pur nell’indispensabile semplificazione, tendevano ad un’informazione estremamente corretta. La rubrica si protrasse per anni senza mostrare segni di stanchezza e non pochi dei ragazzi che allora leggevano il prestigioso mensile cominciarono ad orientare le loro avventure subacquee, fin ad allora indirizzate alla caccia, verso una ricerca più attenta e capillare di un universo ai più sconosciuto. Dalla rubrica nacque un’associazione: “Conchiglia Club” che dopo qualche anno, ormai Roghi era scomparso in una tragica caccia africana, dette vita ad un’altra associazione: l’Unione Malacologica Italiana presto destinata ad insperata fortuna anche al di là dei confini nazionali. Nella prima metà degli anni ’80 l’U.M.I. fondendosi con l’antica S.M.I (Società Malacologia Italiana) che veneranda per età e tradizione (essendo nata a Pisa nel 1868) aveva evidente bisogno di forze nuove, dette luogo all’attuale S.I.M. (Società Italiana di Malacologia) che, ai nostri giorni, è una delle più importanti associazioni naturalistiche europee e mondiali. Questo susseguirsi di sigle e denominazioni che paiono poco diverse le une dalle altre, può apparire un gioco arido di “personaggi in cerca d’autore” ma per molti antichi ragazzi è in realtà un itinerario felice di ricordi, di avventure, di immagini di amici trovati e talora perduti. E’ insomma il racconto non scritto della parte più lieta della vita di molti di noi. Io fui uno di quei ragazzi che lessero le prime pagine di Roghi ed ho percorso con l’entusiasmo che ancor oggi non risente dell’usura degli anni, un tracciato affascinante che ci ha portato dalla raccolta per collezione, alla ricerca, allo studio ed alla scoperta.”

2 giugno: arriva 28° assoluto e terzo di categoria, nella corsa in salita al Passo della Consuma, con una Ferrari 250 GT: 164 iscritti, 150 partenti, 129 classificati. La gara è valida, come ottava prova, per il titolo mondiale piloti (World Sports Racing Prototypes – World Championship 1963). Gianni copre i 12,5 km del percorso in 8’13” alla media di 97,27 km/h.

8 settembre: corre in auto la 14° Coppa Inter-Europa, 3 ore di Monza, 11° prova valida per il titolo World Sports Racing Prototypes e giunge ottavo assoluto (sesto di categoria) con una Ferrari 250 GT. 18 gli iscritti (fra cui Gianni Bulgari), 17 partiti, 14 arrivati. Gianni copre 82 giri da 5,700 km (pari a 467,400 km) in 2h 10′.

“Uomini e pesci” è gia alla sua quinta edizione.

1964 Sul fascicolo n.6 de “l’Europeo” esce il resoconto del suo incontro con i terroristi altoatesini. Tommaso Giglio scrive: “Gianni fu il primo giornalista italiano che riuscì a mettersi in contatto con i terroristi altoatesini: accettò di essere portato da loro, bendato, fino al rifugio nel quale si addestravano e li intervistò facendosi esporre i loro programmi. Quando il terrorista Amplatz fu trovato morto in una capanna dopo una sparatoria, Gianni Roghi riuscì a rintracciare l’altro terrorista, Koltz, che aveva partecipato al dramma e, ferito, si era rifugiato in Austria. Fu così il solo giornalista che riuscì a dare l’autentica versione dei fatti avvenuti in quella tragica notte.”

La magia in India: effettua un lungo viaggio fra i fachiri. (Su “l’Europeo”, fasc. 22/64. E, successivamente, in “Viaggio nella magia”).

30 luglio: esce, per i tipi della Rizzoli, il suo unico romanzo: “Homunculus”.

23 settembre. Sposa, a Maranello (Modena), Anna Pighini. La località viene affettuosamente “imposta” da Enzo Ferrari, il “Drake”, che è anche il testimone per la sposa.

1966 Su “Mondo sommerso”, n° 6 , anno VIII°, giugno 1966, pubblica “La febbre rossa”, un articolo storico sulla vita dei corallari in Sardegna. Lui stesso raccoglie corallo. Scrive Sergio Scuderi: “La vocazione per le profondità del mare lo richiama con il corallo e lo porta alla consueta convivenza annuale – sia pur breve (è il “vacanziolo del corallo”)- con i primatisti mondiali dell’immersione del calibro di Bucher, Falco, Novelli, Olgiaj dedicatisi professionalmente a questa dannata e affascinante attività.”

Novembre, il n°11 della rivista “Mondo sommerso” esce con un articolo esplosivo di Gianni Roghi nel quale il giornalista pubblica le fotografie di numerosi reperti trafugati dal relitto di Spargi, inviategli per posta con lettera anonima dai clandestini: si trattava di coppe, patere, colonne e tripodi di bronzo, pietre dure, una statuetta in bronzo, ceramiche. Il giornalista scrive tra l’altro tutto il suo sconforto: “Chi scrive, dopo aver visto coi propri occhi lo scandalo della vendita delle anfore a La Maddalena, inviò una lettera al soprintendente alle Antichità di Sassari. Non gli fu nemmeno risposto”. E si domanda anche che fine abbia fatto tutto il materiale recuperato dalla sua spedizione e consegnato alle autorità di La Maddalena con la promessa di queste ultime di costruire un antiquarium per custodirle.

In primavera è in Camerun. In autunno nei parchi dell’Africa orientale. A Natale in Mar Rosso.

1967 15 gennaio: parte per l’Africa e raggiunge Luca Cavalli Sforza per completare lo studio fra i pigmei.

24 febbraio: due collaboratori di Cavalli Sforza rientrano in Italia e portato alla Rizzoli alcuni articoli di Gianni che verranno pubblicati (postumi) su “l’Europeo”.

26 febbraio: al laboratorio di La Maboké, nella Repubblica Centro Africana, Gianni si separa dalla spedizione di Cavalli Sforza che va verso nord e prosegue, con la moglie Anna, verso est.

3 marzo: viene investito da un elefante impazzito uscito improvvisamente dal bush. “L’Europeo” così descrive l’incidente: “… con la moglie Anna che lo aveva appena raggiunto e una guida negra, Pierre, Roghi arrivò in jeep fino a un villaggio. Si presentò al capo, come sempre faceva, lasciando la moglie in disparte secondo il costume. Al capo regalò una collana di corallo. Chiese se qualcuno del villaggio voleva accompagnarlo a piedi verso la foresta. Tre ragazzi si offrirono, e tra essi il figlio del capo villaggio.
Gianni e Anna Roghi, Pierre e i tre indigeni si incamminarono. Mezz’ora dopo entrarono in un altro villaggio, l’ultimo, il più piccolo, qualche capanna soltanto. Poi furono nella foresta, nella sterpaglia. Camminavano così: avanti a tutti uno dei ragazzi negri con il fucile a tracolla, quindi Gianni e Anna, indietro, sulla destra, allegri e chiassosi, gli altri tre a gruppo. La terra era polvere rossa. Nella polvere apparvero le orme di un elefantino: lo videro di lontano che si abbeverava. Quindi tracce più grandi fresche nella terra. Erano le tre del pomeriggio. D’improvviso, in un silenzio così profondo che persino lo scatto delle macchine fotografiche spaventava, uno strepito di frasche alle spalle. “Sono i ragazzi negri”, Gianni disse. “Elefante!”, urlò in francese il ragazzo che camminava avanti a tutti, e si gettò di lato nella sterpaglia. Anche gli altri tre fuggirono. L’elefante avanzava correndo sulla pista di terra rossa, dentro una nube di polvere. Piombò addosso a Roghi.
“Mi ha rotto le costole”, Gianni disse alla moglie che s’era rialzata, salva, mentre l’elefante era già fuggito nella sterpaglia. La zanna gli era penetrata nel petto fino a sfiorare la punta del cuore. La ferita era piena di terra.”
La moglie Anna scrive in Italia: ” … Ad un certo punto, l’urlo del ragazzo che fugge di lato e un rumore di valanga. Il ragazzo getta il fucile a Gianni. Gianni si sente in dovere di sparare per salvarci. C’è la sicura. Perde tempo per toglierla, spara senza mirare.
E’ vicinissimo. Io, intanto, corro in avanti, cado e l’ultima cosa che ricordo è l’enorme testa di un elefante, stupendo, fra i rami, Gianni sulla destra che spara, un enorme polverone. Rotolo un po’, attaccandomi ad una gamba che so di Gianni e, poi, silenzio. Il rumore si allontana. Chiedo a Gianni come va, lui tenta di rialzarsi e dice ” temo mi abbia rotto le costole”. Gli alzo la camicia : uno squarcio enorme, le costole fuori. Gianni geme e respira male. I ragazzi neri si avvicinano spaventati, preparano subito una barella con rami e liane. Gianni è grave e lo si vede e forse sta morendo…
Quattro ore di marcia. Gianni ha sempre sete. Arriviamo al villaggio di notte e ci offrono una capanna dove sistemiamo Gianni su una specie di sedia a sdraio. Prendo la jeep e corro al nostro accampamento a 25 km. Prenderò i medicinali e il sacco a pelo… Ritorno, e Gianni dirige sotto voce le operazioni di pronto soccorso. Prima, la penicillina, iniezioni, poi, la disinfezione eccetera. Io eseguo… Spedisco il ragazzo nero a fare un telegramma per chiedere un elicottero, un aereo… Gianni sta molto male. Una notte tremenda: unica compagnia, intorno a noi, i negri silenziosi, partecipi al dolore. Li mando a letto, ma, per solidarietà, rimangono lì il giovane che ha gettato il fucile a Gianni e un portatore… Gianni sta sempre male, ma ha passato la notte… Un medico francese è arrivato con l’infermiera. Devono trasportarlo con una Citroen 2+2 sino a Rafari, a 150 km. Là c’è l’aereo militare che aspetta. Io li devo seguire con la jeep. Due volte, per la strada mi son dovuta fermare e ho dormito 5 minuti appoggiata sul volante. …Quando arrivo, mi informano che l’aereo, con Gianni, è partito. Allora, scoppio a piangere… Poi, invece, l’aereo ritorna, dopo pochi minuti. Era andato a cercarci o, forse, per Gianni non c’è più nulla da fare? Mi precipito e Gianni è ancora vivo… Ce l’ha fatta!… Qui a Bangui era atteso… Due ore di camera operatoria…”

10 marzo: muore nell’ospedale di Bangui (Repubblica Centro Africana).

12 marzo: Giorgio Bocca, su “Il Giorno” scrive di Gianni Roghi: “…era soprattutto un uomo intelligente, troppo intelligente per identificarsi in una qualsiasi professione”.

26 ottobre esce il libro “I Selvaggi” (De Donato Editore) con prefazione di Luca Cavalli Sforza che, fra l’altro, scrive: “…cominciò da quel momento tra noi uno scambio frequente di chiacchierate etnologiche. Passammo molte sere a parlare delle esperienze fatte, e dei progetti futuri, Gianni raccontava volentieri dei suoi viaggi. Accompagnava il racconto con la proiezione di bellissime diapositive, che in parte sono riprodotte in questo volume. Mi disse che stava scrivendo il libro sul ” Selvaggio nell’era atomica”, e me ne fece leggere due capitoli, chiedendomi una critica. Prese con molta serietà i miei commenti, anche se in realtà erano un po’ pignoli. Ma Gianni scriveva con scrupolo scientifico e pure se non voleva confessarlo stava preparando, con questo libro, un vero e proprio saggio di etnologia dei primitivi. Da persona modesta come era, non gli andava però di ammetterlo, e voleva che ogni considerazione venisse quasi da sola, come la morale di una esperienza della sua vita di viaggiatore ed etnologo, raccontata senza fronzoli e non come una vera e propria tesi scientifica. Come gli era venuto l’interesse, vorrei dire la passione per i primitivi? Forse il contatto con l’Africa che aveva conosciuto al tempo del suo lavoro a Lambaréné presso l’ospedale di Schweitzer, ove egli era stato molti anni prima, forse l’amore dell’avventura cosi forte in lui, ma certamente anche la semplice curiosità scientifica. Forse, più importante di tutti, lo spingeva un desiderio di contatto umano con queste popolazioni. Come lui stesso dice nella premessa al libro, si sentiva spesso frustrato dalle difficoltà che si frappongono a una reale comunicazione con gente di cultura cosi diversa dalla nostra, e lo interessava capire e superare questa barriera.”

Ne “Gli atti della Commissione Franceschini- Atti e documenti della Commissione d’Indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio” Casa editrice Colombo, Roma 1967, nel terzo volume sotto la voce ‘Allarmi e problemi’ figura un intervento di Gianni Roghi assieme ad altri quali: Umberto Zanotti Bianco, Mario Valsecchi, Ettore Della Giovanna, Paolo Monelli e Indro Montanelli.

Il libro “Ferrari Yearbook 67” di Franco Gozzi, edito da Calderini, dedica a Gianni Roghi, un breve capitolo della sezione ‘Un anno Ferrari di cronaca’ con foto di Gianni assieme a Enzo Ferrari.

1968 Il 10 settembre esce postumo (come n. 7 di “Reporter”, quindicinale di attualità e informazione diretto da Alessandro Ronzon) il libro “Viaggio nella magia”: raccoglie le esperienze vissute con i fachiri in India e con il dottor Schweitzer in Africa.

 

1971 Novembre. Esce, a colori, una nuova edizione di “Uomini e Pesci” (Sperling & Kupfer), con prefazione di Giorgio Fattori e illustrata con foto di Giorgio Barletta, Giancarlo Annunziata, Roberto Dei, Paolo Donnini e Tullio Mondi e disegni in bn di Anna Pighini ved. Roghi.

16 dicembre esce su “Il Corriere della Sera” e su altri quotidiani quanto segue:

LA SEZIONE “L’UOMO E IL MARE” AL MUSEO DELLA SCIENZA SARA’ DEDICATA A GIANNI ROGHI.
Si è costituito un gruppo “Amici di Gianni Roghi”, che ha lo scopo di realizzare, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica, una nuova sezione specializzata dedicata a “L’uomo e il mare”, intitolata al giornalista prematuramente scomparso per un tragico incidente accaduto in Africa, durante uno dei suoi arditi reportages. Poichè Gianni Roghi era anche un appassionato del mare, un gruppo di amici ha costituito un comitato promotore per raccogliere, catalogare ed ordinare in una apposita sezione del Museo, apparecchiature, immagini e reperti che non solo documentino la storia avventurosa della conquista del mare, ma soprattutto i nuovi orizzonti che si aprono alla scienza, alla tecnica ed alla vita dell’uomo.
Il comitato, la cui segreteria sede in via san Vittore 19, telefono 463861, si propone di sviluppare sempre più il già crescente interesse per il mare, di raccogliere i fondi necessari all’iniziativa e tutto il materiale che serva ad illustrare le attività del settore della ricerca biologica, speleologica, archeologica e del lavoro sottomarino. Quanti vogliano collaborare alla iniziativa possono rivolgersi direttamente al Comitato promotore.

AL MUSEO DELLA SCIENZA RIUNITO IL COMITATO DELLA SEZIONE ” L’UOMO E IL MARE”
Nella Sala del Cenacolo del Museo nazionale della scienza e della tecnica si è riunito il Comitato scientifico per la costituenda sezione “L’uomo e il mare” che, intitolata al noto giornalista scomparso Gianni Roghi, occuperà duemila metri quadrati degli ottomila che misura il nuovo padiglione navale del Museo. La sezione, che sorge con la collaborazione del gruppo ” Amici di Gianni Roghi”, sarà suddivisa in quattro settori: il primo dedicato alle leggi chimiche ed ecologiche del mare, il secondo illustrante la storia della conquista del mare da parte dell’uomo, il terzo riguardante le più moderne attrezzature subacquee e il quarto in cui sarà immaginato l’affascinante futuro dell’uomo del mare.
A conclusione della riunione, sono stati costituiti dei gruppi di lavoro composti da esperti nelle singole specialità. La sezione nel costume di tutte le attività del Museo, dovrà essere una cosa viva e tale da suscitare particolare interesse in chiunque.
Tutti coloro che vorranno contribuire alla iniziativa potranno rivolgersi alla segreteria del Gruppo “Amici di Gianni Roghi”, via San Vittore 19 telefono 463.681.

GLI AMICI DI GIANNI ROGHI
Presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, si sono riuniti “Gli Amici di Gianni Roghi”. L’iniziativa è stata promossa dal Presidente dell’Associazione Attilio Riva allo scopo di concretizzare l’idea da tempo varata per la costituzione di una sala nel Museo medesimo, intitolata “L’Uomo e il Mare” e dedicata al famoso giornalista scomparso. Lo stesso Comm. Riva e il giornalista Bocca hanno rievocato l’amico così prematuramente scomparso, ricordando come l’impostazione e la realizzazione della sala siano affidate alla generosità di tutti coloro che si appassionano agli sports del mare. Nel corso della serata, gli “Amici di Gianni Roghi” hanno presentato la ristampa del libro “Uomini e Pesci” che Roghi scrisse anni fa.
(La sezione “L’Uomo e il Mare – Gianni Roghi” non è mai stata realizzata. Ndr)

2001 Riceve l’Award HDS (Historical Diving Society) alla memoria, con questa menzione: ” Pioniere del giornalismo subacqueo, scrittore ed esploratore di grande talento. I suoi “Itinerari subacquei”, i suoi reportages apparivano sulle riviste sportive fin dagli ultimi anni quaranta per poi proseguire per quasi un ventennio fino a quel tragico 1967 che vide la sua scomparsa durante una spedizione scientifica tra i pigmei dell’Africa. Fu autore di un primissimo manuale di “Caccia Subacquea” datato 1948, ma e’ con il libro “Dahlak”, scritto al seguito della prima Spedizione Nazionale Subacquea in Mar Rosso e poi con “Uomini e Pesci’ del ’55 che Roghi si afferma come scrittore capace di trasmettere la sua passione autentica per lo sport sub, l’esplorazione e la conoscenza scientifica del mare.”

Esce, a cura di Andrea Ghisotti, la riedizione di “Dahlak” (Gruppo Mursia).

Luglio, per i tipi della Greco & Greco editori, esce “Ritorno a Dahlak Kebir” di Vincenzo Meleca (prefazione di Enzo Majorca). Il libro inizia con queste parole: “Avvertenze: A tutti coloro che hanno avuto o avranno la ventura di leggere Gianni Roghi ed il suo “Dahlak”: potrà capitarvi di trovare nel mio racconto qualche episodio che sembra preso pari pari dal libro che ha dato inizio alla mia avventura. Ebbene, sappiate che non si tratta di turpe scopiazzatura…” In occasione del suo viaggio a Dahlak Kebir, fatto nel 2000, Meleca ha posto anche una targa ricordo per la prima Spedizione Subacquea Nazionale italiana.

2007 9 marzo. A Roma, un brano tratto dal suo “Dahlak” (“La danza delle mante”) viene letto assieme a pezzi di Omero, Hemigway, Dante, Melville, Quasimodo e altri in occasione di “Big Blue – Primo salone della subacquea e nautica di Roma”. La manifestazione si chiama “Il mare racconta”: testi classici e moderni scelti da Piero Gaffuri, letti e interpretati da Anna Ferruzzo e Massimo Wertmüller, musiche eseguite da Ana Covaser professore di viola.

10 marzo: a Roma, Folco Quilici presenta alla stampa il nuovo libro scritto da Gaetano “Ninì” Cafiero, su commissione di HDS e edito da Mandragora Editore di Imola, sulla vita di Gianni Roghi. Il titolo è: ” La piroga vuota. Una storia di Gianni Roghi, il giornalista che divulgava la scienza vivendone l’avventura”.