Homunculus

Titolo: Homunculus

Autore: Roghi Gianni

Casa editrice:  Rizzoli

Anno di pubblicazione: 1964

Homunculus è l’unico romanzo (di fantascienza) scritto da Gianni Roghi.

Il risultato agghiacciante di una grande operazione di laboratorio genetico porta il nomignolo di Homunculus. Chiaro in questo caso il riferimento alla leggendaria forma di vita creata attraverso l’alchimia, al secondo Faust di Goethe. Nel laboratorio che fu di Faust, Wagner lavora a un esperimento straordinario: la creazione chimica di un uomo, o meglio di un cervello artificiale, antica aspirazione alchimistica e di varie tradizioni esoteriche. Nel romanzo di Gianni Roghi il risultato è invece un bambino di 6 Kg (di cui 2 di cervello), il cui padre è uno studioso apparentemente senza scrupoli che si è servito del corpo della madre come mero strumento scientifico. Homunculus rappresenta al tempo stesso la fine dell’homo sapiens così come comunemente concepito e, al tempo stesso, l’inzio di una nuova era: dalle ceneri del primo nasce un super uomo, dotato di un intelletto fenomenale. Tutto ciò sovverte le vecchie regole dell’uomo e mette repentinamente a fuoco le posizioni morali di protagonisti e spettatori. Ciascuno è improvvisamente costretto a rispondere alla domanda di fondo: “che cosa rimane da fare all’uomo?”. Il fatto che sconvolge le vecchie regole funziona da catalizzatore: fa precipitare allo stato puro – allo stato simbolico – gli ingredienti, i personaggi della società umana. Ogni personaggio ha una sua risposta alla domanda, ed è sicuro che sia quella giusta, la più morale. Soltanto il dottor Rogus non ha parametri: il suo cervello è privo di schemi, di regole accettate a priori, è l’unico ancora libero di decidere3, anche se alla fine, rimasto solo, dovrà fare i conti con la propria paternità e l’amore.

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 La recensione ha il solo scopo di far conoscere una pubblicazione d’epoca.